COMPOSIZIONE DELLA CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO DELLE FAMIGLIE, DELLE PICCOLE IMPRESE
E DELLE ASSOCIAZIONI/FONDAZIONI

La crisi economica, il crescente indebitamento anche delle piccole imprese e delle famiglie, la non sempre rigorosa valutazione del merito creditizio da parte del sistema bancario, e la conseguente necessità di proteggere i soggetti più deboli dall'usura e dall'emarginazione sociale, sono alla base di un recente ed importante intervento del legislatore.

Con la legge n. 3 del 27 gennaio 2012, entrata in vigore il 1 marzo 2012, è stata introdotta nel nostro ordinamento, colmando una grave e risalente lacuna, una procedura finalizzata a porre rimedio alle sempre più frequenti situazioni di sovraindebitamento/insolvenza di tutti quei soggetti che sono sempre rimasti esclusi dal campo di applicazione della legge fallimentare, ovvero, a mero titolo esemplificativo: le persone fisiche che non esercitano (o comunque al di fuori dell'esercizio) di un'attività di impresa commerciale (e, dunque, in sostanza, i consumatori e gli altri debitori civili); le persone giuridiche che non svolgono attività di carattere commerciale (quali associazioni, anche professionali, e fondazioni); gli imprenditori commerciali esclusi dal fallimento in ragione dei requisiti dimensionali, ossia non rientranti all'interno delle "soglie di fallibilità" ex art. 1 legge fallimentare; i piccoli imprenditori ai sensi dell'art. 2083 c.c.; gli imprenditori esercenti una attività agricola ai sensi dell'art. 2135 c.c..

Quando uno di tali soggetti si venga a trovare in una situazione di insolvenza/sovraindebitamento, ovvero in una situazione di "perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte ed il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte" e, quindi, di "definitiva incapacità di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni", può presentare alla Autorità Giudiziaria tramite un legale (sulla necessaria assistenza di un avvocato cfr. Trib. di Vicenza sentenza del 29 aprile 2014)un ricorso ex art. 737 e seg. c.p.c. contenente un piano di ristrutturazione dei debiti (con specifica indicazione non solo dei creditori, ma anche delle scadenze previste per il pagamento degli stessi nonché delle relative modalità di pagamento - cfr. Trib. Firenze sentenza del 27 agosto 2012), con allegata una relazione di fattibilità del medesimo piano redatta da appositi organismi pubblici (in attesa dei decreti attuativi di tali organismi il giudice può affidare tale incarico ad un professionista di fiducia del debitore - cfr. Trib. di Vicenza sentenza dell'8 luglio 2013).

Tale piano, ove superi il preliminare sindacato di ammissibilità da parte del Giudice assegnatario e trovi il successivo consenso dei creditori (pari almeno al 70 % dei crediti) è suscettibile di omologazione da parte del medesimo Giudice.

L'accordo omologato presenta per il debitore il vantaggio di porlo al riparo da iniziative dirompenti di singoli creditori che non vogliano sentire ragioni.

L'accordo omologato, infatti, produce i seguenti effetti anche nei confronti dei creditori estranei all'accordo:

- ex art. 8 comma 4, sussistendo determinati presupposti, "può prevedere una moratoria fino ad un anno per il pagamento";

- ex art. 12 comma 3 preclude per un periodo non superiore ad un anno dalla omologazione le azioni esecutive individuali o le iniziative tese al conseguimento di sequestri cautelari promosse verso il debitore civile, con improseguibilità di quelle eventualmente pendenti alla data di omologazione.